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Franco Bucci

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Franco Bucci

Franco Bucci (Colbordolo, Pesaro, 1933 – Pesaro, 2002) frequenta l’Istituto d’Arte Mengaroni, sezione Metalli, e si diploma come Maestro d’arte nel 1953. Nello stesso Istituto dal 1954 fino al 1968, insegna Smalto su rame. A 23 anni Bucci impianta un suo laboratorio di rame smaltato in casa. Fonda insieme a Paolo Sgarzini e Vladimiro Vannini il gruppo Mastro 3 (1954-1960); uno dei primi atelier in Italia a produrre oggetti in rame smaltato. I primi oggetti prodotti sono piccole ciotole, spille decorative, ma ben presto ottiene i primi riconoscimenti personali, oltre ad avviare collaborazioni di lavoro con importanti artisti del periodo, fra cui l’architetto Ettore Sottsass e i fratelli Gio e Arnaldo Pomodoro. Nel 1958 tiene una mostra personale presso la galleria Il Sestante di Milano, collabora e produce oggetti in rame smaltato per una mostra dell’architetto Ettore Sottsass e dello scultore Arnaldo Pomodoro presso la stessa galleria. Nel 1959 vince il Premio Gubbio alla IV Mostra Nazionale della Ceramica e dei Lavori in metallo e nel 1960 la Medaglia d’argento della giuria internazionale per il rame smaltato alla XII Triennale di Milano. Nel 1961 collabora con Ettore Sottsass alla Mostra del Centenario d’Italia, a Torino; esegue pannelli di rame smaltato per il bar Belvedere, disegnato dallo stesso Ettore Sottsass. Vince il VI Premio Gubbio alla Biennale d’Arte del Metallo. Vince poi, nel 1964, il concorso per l’esecuzione di un pannello in rame smaltato di 110 mq per il Credito Ipotecario Nacional di Città del Guatemala. In questi anni (1961) incontra Nanni Valentini che si era nel frattempo trasferito da Pesaro a Milano dove aveva aperto un proprio laboratorio di ceramica. Rivede Nanni Valentini a Pesaro, in occasione di una mostra di questi al Circolo Pesarese e cominciano a discutere del Laboratorio Pesaro.

Il Laboratorio Pesaro viene fondato nel 1961, con la collaborazione di Nanni Valentini, Filippo Doppioni e Roberto Pieracini insieme al torniante Marco Terenzi. L'idea è quella di creare un centro per la produzione di ceramica, rame smaltato e altre attività artigianali orientate a innovazione e sperimentazione. Il primo laboratorio ha sede a Pesaro, nei locali della vecchia Fabbrica Molaroni, in via Luca della Robbia. La ceramica veniva cotta nel vecchio forno della fabbrica, un forno a legna a fiamma diretta. Scopo dichiarato è quello di produrre oggetti d’uso di alta qualità progettuale utilizzando un materiale ancora quasi sconosciuto in Italia, quale il grès in piccola serie. Il forno di Molaroni era costruito per la maiolica (950 C°) e non riusciva a raggiungere le alte temperature necessarie al grès (1.250 C°). Filippo Doppioni riuscì nell’impresa chiudendo l’altissima ciminiera e ottenendo una cottura in riduzione, senza ossigeno ma da cui scaturivano colori stupendi, anche il famoso e ricercato “rosso fiammato, sangue di bue” che rendeva però impossibile una produzione, anche in piccola serie. Non era ancora grès, era materiale refrattario. Presto il laboratorio si trasferisce in uno spazio a Cattabrighe, appena fuori città. Continuerà fino al 1966, anno in cui Valentini lascia Pesaro, rendendo Bucci unico proprietario e direttore tecnico e artistico. L’esperienza del Laboratorio Pesaro attira le attenzioni di artisti, ceramisti e intellettuali che seguono con attenzione gli sviluppi di questa piccola impresa nata senza particolari sostegni o confortanti premesse di successo. Con la moglie Anna Falconieri dirigerà Le sorti dell’azienda per quasi trent’anni. In questi anni realizza una vasta gamma di oggetti d’uso, la cui connotazione stilistica principale è la purezza e l’essenzialità della forma, unita ad una assoluta mancanza di decorazione. I suoi progetti nascono nella convinzione che una forma si determini dalla strettissima interdipendenza con la funzione dell’oggetto. Nel 1968 -’69 per incarico del Governo della Tunisia, e specificamente per conto dell'O.N.A. (Office National de l'Artisanat), riceve l’incarico di avviare la produzione del rame smaltato in Tunisia; successivamente gli viene anche affidato il compito di impiantare una fabbrica di produzione di oggetti d’uso in ceramica a Nabeul.

Nel 1970 Bucci assume l'incarico di designer presso l'industria ceramica Villeroy & Boch di Mettlach, Germania insieme al suo amico ceramista e designer fiorentino, Federigo Fabbrini. Nel 1972 assume l'incarico di designer presso il Gruppo Ceramiche Iris, dove conosce Gianni Sassi, art director del Gruppo; fra loro nasce una lunga amicizia che sfocerà in una serie di importanti iniziative e progetti, fra cui "I piatti della poesia" (1988): edizione a tiratura limitata di poesie impresse su un piatto piano. Partecipano a questa operazione alcuni tra i più importanti esponenti della letteratura, della musica e dell'arte d'avanguardia: Nanni Balestrini, John Cage, Juan Hidalgo, Jean Jacques Lebel, Walter Marchetti, Antonio Porta e Luigi Ballerini con Eliseo Mattiacci.

Nel 1981 è autore, insieme a Paolo Volponi, Franco Martelli e Mauro Tamburini (che realizza le fotografie), del volume “Fratterosa” dedicato alla storia della produzione popolare di oggetti d’uso in ceramica di questo piccolo paese in provincia di Pesaro e Urbino. Nel 1987 inizia la sperimentazione e la ricerca tecnico-artistica per la realizzazione di lastre in ceramica monolitiche fino alla dimensione di 2x1 metri, con impasto di sua invenzione brevettato con il nome di Ipergrès Monolite, ottenendo risultati pressoché unici al mondo. Questa nuova tecnologia necessita per la sua industrializzazione di grandi investimenti, che lo porta a cedere nel 1995 il Laboratorio Pesaro, mantenendone la direzione artistica fino al 1998. Nello stesso anno inizia una nuova esperienza: con il nome Atelier Franco Bucci apre nella sua ormai storica sede, una vecchia fonderia a Cattabrighe (vicino a Pesaro), un laboratorio e punto vendita di pezzi unici, piccole serie in ceramica e altri materiali. L’atelier funziona anche come “laboratorio pilota” offrendo consulenza alle aziende sotto forma di ricerca sui materiali, sulle tecnologie produttive e sul progetto e la realizzazione di prototipi. In questi anni inizia una ricerca sulla porcellana che nel 2000 lo porta a creare un altro materiale ceramico, lo Stonefire, altamente resistente al fuoco e agli sbalzi termici. Nel 2001, dopo un lungo e complesso progetto volto a tutelare e rilanciare le antiche radici di produzione di ceramiche d’uso a Fratterosa, realizza il Museo delle terrecotte di questo piccolo paese in provincia di Pesaro. Il museo, situato all’interno del restaurato ex convento di Santa Vittoria, è affiancato da una vera e propria scuola di ceramica, naturale complemento dell’iniziativa. Nel 2002, sulla base di alcune conversazioni avute con il professor Franco Bertoni, esperto delle collezioni moderne e contemporanee del Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza, viene iniziata la redazione del libro “Franco Bucci in conversazione con Franco Bertoni” (edito postumo nell’ottobre 2004). Franco Bucci scompare a 69 anni il 4 maggio del 2002.

Casa Bucci Ceramiche

Atelier di Ceramica e Factory Store dove il nipote di Franco Bucci, Tommaso oggi produce ceramica di alto artigianato, nel solco della tradizione del nonno. Inserita nella rete dei Musei di Pesaro è anche Centro Culturale e Museo degli Archivi Franco Bucci e Gianni Sassi, di cui si occupa la figlia di Franco, Viviana Bucci.

Casa Bucci Ceramiche

Atelier di Ceramica e Factory Store dove il nipote di Franco Bucci, Tommaso oggi produce ceramica di alto artigianato, nel solco della tradizione del nonno. Inserita nella rete dei Musei di Pesaro è anche Centro Culturale e Museo degli Archivi Franco Bucci e Gianni Sassi, di cui si occupa la figlia di Franco, Viviana Bucci.

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