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Scultura funzionale
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Arlecchina
Scultura funzionale
Arlecchina rappresenta un esempio significativo della sperimentazione nel design italiano di fine Novecento, in cui il confine tra oggetto funzionale e arte plastica si dissolve. Progettata nel 1990 e presentata alla Fiera del Mobile di Milano nel 1991, la libreria si configura come un sistema freestanding completamente scomponibile, perfettamente in grado di reinterpretare il tema della scaffalatura mediante un linguaggio radicale e postmoderno. La combinazione di vetro strutturale e volumi colorati in MDF laccato genera una composizione dinamica e fortemente espressiva, trasformando un arredo domestico in una presenza scenica autonoma.
Anno
1990
Designer
Palma & Vannicola
Brand
Zeritalia
Arlecchina rappresenta un esempio significativo della sperimentazione nel design italiano di fine Novecento, in cui il confine tra oggetto funzionale e arte plastica si dissolve. Progettata nel 1990 e presentata alla Fiera del Mobile di Milano nel 1991, la libreria si configura come un sistema freestanding completamente scomponibile, perfettamente in grado di reinterpretare il tema della scaffalatura mediante un linguaggio radicale e postmoderno. La combinazione di vetro strutturale e volumi colorati in MDF laccato genera una composizione dinamica e fortemente espressiva, trasformando un arredo domestico in una presenza scenica autonoma.
Anno
1990
Designer
Palma & Vannicola
Brand
Zeritalia
Linguaggio radicale
Fortemente influenzata dal Design Radicale italiano, Arlecchina adotta un lessico progettuale basato su discontinuità, asimmetria e uso espressivo del colore. I contenitori, declinati in tonalità vivaci come rosso, giallo, blu e verde, si distribuiscono lungo l’asse verticale secondo una logica non gerarchica, rompendo la regolarità tipica delle librerie tradizionali. La composizione genera un equilibrio instabile, eppure controllato, in cui pieni e vuoti contribuiscono alla definizione di una struttura percepita più come scultura che come semplice mobile contenitore. In questo senso, Arlecchina può essere letta come una variante costruttivista del design contemporaneo, capace di sintetizzare tensione formale e funzione.
Sistema e funzione
Dal punto di vista tecnico e costruttivo, il progetto si basa su un sistema modulare intelligente e facilmente assemblabile. Due lastre verticali in vetro temprato, tagliate a waterjet e con funzione portante, accolgono sei contenitori in MDF laccato che fungono simultaneamente da elementi funzionali e da dispositivi di connessione. Le fresature sagomate, dritte o inclinate, consentono l’innesto preciso dei pannelli sulle lastre, mentre semplici perni a vite garantiscono il bloccaggio strutturale. Gli spazi interni, volutamente irregolari, favoriscono un utilizzo flessibile, dove libri, oggetti d’arte e collezioni trovano collocazione in scomparti di dimensioni variabili, inclusi elementi inclinati che facilitano l’esposizione. La libreria può essere utilizzata singolarmente oppure aggregata in sistemi più ampi, adattandosi a diverse configurazioni spaziali.
Icona collezionabile
Arlecchina ha rappresentato per anni il prodotto simbolo di Zeritalia, contribuendo a definirne l’identità progettuale e commerciale. La sua forte riconoscibilità formale e la capacità di coniugare sperimentazione e funzionalità ne hanno fatto un riferimento nel panorama del design italiano degli anni Novanta. Oggi è considerata un pezzo da collezione nel mercato del design vintage, anche grazie alla sua presenza in mostre dedicate al design italiano e alla realizzazione di varianti, come la versione in plexiglas di 300 x 200 cm utilizzata in contesti espositivi nazionali e internazionali, come Francia e Germania. La sua rilevanza risiede nella capacità di ridefinire la tipologia della libreria, trasformandola in un dispositivo narrativo e spaziale che riflette le istanze culturali del proprio tempo.
A cura di
Marco Manfra
Arlecchina ha rappresentato per anni il prodotto simbolo di Zeritalia, contribuendo a definirne l’identità progettuale e commerciale. La sua forte riconoscibilità formale e la capacità di coniugare sperimentazione e funzionalità ne hanno fatto un riferimento nel panorama del design italiano degli anni Novanta. Oggi è considerata un pezzo da collezione nel mercato del design vintage, anche grazie alla sua presenza in mostre dedicate al design italiano e alla realizzazione di varianti, come la versione in plexiglas di 300 x 200 cm utilizzata in contesti espositivi nazionali e internazionali, come Francia e Germania. La sua rilevanza risiede nella capacità di ridefinire la tipologia della libreria, trasformandola in un dispositivo narrativo e spaziale che riflette le istanze culturali del proprio tempo.
A cura di
Marco Manfra
Premi e Riconoscimenti
Specifiche Tecniche:
Misure
H 200 cm x L 100 cm x P 30-50 cm
Materiali
Struttura: vetro temprato (spessore 12 mm) tagliato a waterjet Contenitori: pannelli in MDF laccato
Variazioni
Versione in plexiglas di dimensioni 300 x 200 cm, utilizzata per esposizioni fieristich
Bibliografia/Riferimenti (espressi secondo formato accademico)
Cataloghi e materiali espositivi della Fiera del Mobile di Milano, edizione 1991 (Ultima consultazione 24 aprile 2026).
Misure
H 200 cm x L 100 cm x P 30-50 cm
Materiali
Struttura: vetro temprato (spessore 12 mm) tagliato a waterjet Contenitori: pannelli in MDF laccato
Variazioni
Versione in plexiglas di dimensioni 300 x 200 cm, utilizzata per esposizioni fieristich
Bibliografia/Riferimenti (espressi secondo formato accademico)
Cataloghi e materiali espositivi della Fiera del Mobile di Milano, edizione 1991 (Ultima consultazione 24 aprile 2026).


