Possiamo parlare di uno stile marchigiano?

La moda marchigiana tra genius loci e innovazione

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Possiamo parlare di uno stile marchigiano?

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Le Marche rappresentano un polo importante nel panorama italiano della moda e del lusso. Con una tradizione manifatturiera consolidata, sviluppatasi nell’arco di diversi decenni, il territorio marchigiano ha assunto una rilevanza internazionale grazie ai distretti produttivi specializzati in settori come le calzature e la pelletteria. Il tessuto industriale, composto in prevalenza da piccole e medie imprese, con artigiani e maestranze altamente specializzate, ha puntato sulla qualità dei prodotti, raggiungendo una clientela sempre più internazionale e di alto profilo. Un successo ottenuto grazie alla flessibilità e alla creatività delle aziende, che hanno incentrato la propria produzione su comfort, design ed efficaci strategie di comunicazione, ma soprattutto grazie alla presenza di competenze radicate nella cultura locale da secoli. Una lunga tradizione storica, sfociata in un “saper fare” che è diventato un elemento di interesse globale grazie alla differenziazione dei prodotti “Made in Marche”. Ma, al di là del successo produttivo e commerciale, sorge una domanda cruciale: possiamo davvero parlare di uno stile propriamente marchigiano, riconoscibile e unitario?

Secondo l’architetto Christian Norberg-Schulz , l'insieme di elementi quali forme, texture, colori, luci, ma anche clima, storia e usanze costituisce il carattere distintivo di un ambiente, ciò che egli definisce genius loci. Un design che si confronta con il genius loci interpreta l'essenza del passato per produrre soluzioni radicate e significative per quel contesto. Nel territorio marchigiano, le specificità orografiche, la tradizione agricola e marinara, nonché la densità di insediamenti urbani storici, hanno contribuito a definire un'estetica e una funzionalità dei manufatti. Il design opera, dunque, come un dispositivo di interpretazione e reificazione delle condizioni territoriali, comunicando, attraverso forma e materia, un insieme di valori e significati stratificati. Un esempio emblematico è il distretto calzaturiero fermano-maceratese, uno dei motori più importanti dell’economia regionale. Dalle origini medievali della lavorazione della pelle, passando per le botteghe artigiane che producevano per i mercati locali e per le corporazioni di calzolai, fino alla produzione ottocentesca di chiochiere — scarpe in stoffa o pelle senza tacco — e all’introduzione delle prime macchine a pedali per cucire le tomaie, si giunge alla nascita di una vera e propria industria calzaturiera con la meccanizzazione degli anni Sessanta del Novecento. Questo patrimonio di tecniche e conoscenze ha portato alla creazione di un comprensorio produttivo articolato, in cui operano aziende sia conto terzi sia a marchio proprio , tra cui si distinguono realtà note a livello internazionale come Tod’s, Santoni, Nero Giardini e Hogan.

Una produzione che, attraverso la cura del dettaglio, l’originalità delle forme e la scelta di materiali di qualità, caratterizza un design che non si limita a rispondere a esigenze funzionali o estetiche, ma diventa costruttore di identità. In questo senso, lo “spirito del luogo” si manifesta come un sistema di relazioni che dà forma al patrimonio e alla cultura regionale: ne fanno parte le belle arti, la storia, l’architettura, il paesaggio e l’enogastronomia. Il genius loci, inteso come insieme di fattori che influenzano il processo progettuale, agisce da catalizzatore nelle scelte di materiali, forme e tecniche produttive, conferendo agli oggetti una risonanza specifica con il loro ambiente d’origine. Dalla lavorazione del rame di Force all’antica arte delle paiarole — i cesti in paglia di Acquaviva Picena —, dalle fisarmoniche di Castelfidardo ai cappelli di paglia di Montappone, dalle ceramiche artistiche di Urbino al merletto a tombolo di Offida, le Marche sono caratterizzate da produzioni locali altamente specifiche, che si sono poi riversate nella manifattura industriale e nell’alto artigianato contemporanei. Non si può tuttavia parlare di un'estetica marchigiana singolare e visivamente distinta, anche se è presente il richiamo a una tradizione manifatturiera di alta qualità, alle abilità artigianali e a uno stile senza tempo. La peculiarità del design marchigiano risiede dunque nel conferire al paesaggio un ruolo di struttura generativa piuttosto che di semplice sfondo. Come sostenuto da Augustin Berque , il rapporto tra l'ambiente e l'uomo non è passivo, ma mediato da pratiche e percezioni che ne costruiscono il significato. In questa prospettiva, il genius loci non è una proprietà immutabile del luogo, bensì qualcosa che viene costantemente reinterpretato e riplasmato dalle interazioni umane; il design diventa uno strumento attivo e centrale di tale processo. Il prodotto si configura così come un punto di intersezione in cui le caratteristiche del luogo — fisiche, storiche e culturali — si fondono con le pratiche umane e le intenzioni progettuali, dando origine a qualcosa di profondamente e autenticamente “di quel luogo”.

di Paola Costanza Papakristo