La storia minuta del Design nelle Marche

Un pilastro importante della economia.

BLOG

La storia minuta del Design nelle Marche

← BACK

In Italia, il design non è solo un argomento per accademici e specialisti ma un pilastro importante della economia e soprattutto un pezzo della storia personale di milioni di persone. Faccio questa premessa immaginando di scrivere per lettori non italiani o comunque che conoscono poco questo settore. La radio accanto alla poltrona su cui sedeva di solito mio padre, la Fiorenza disegnata da Franco Albini, era la Brionvega di Marco Zanuso. Mia zia lavorava a Ivrea nella Olivetti degli anni 60 e il mio primo lavoro è stato fare i disegni tecnici per un bicchiere disegnato da Angelo Mangiarotti. Quello che voglio dire è che moltissimi oggetti a cui sono legato sentimentalmente fanno parte della collezione del Compasso d'oro, quella che molti considerano il contenitore unico, per non dire il museo, del Design Italiano. Il Compasso d'Oro è un premio che, a partire dal 1954 ha premiato prodotti e progetti ritenuti meritevoli : questa eccezionale seniority conferisce alla raccolta del materiale selezionato e premiato una autorevolezza che è rafforzata dalla personalità di coloro che negli anni hanno giudicato e premiato. Il premio e la collezione che ne è derivata sono la rappresentazione fedele di un periodo storico e di un ambiente culturale. Il periodo è quello del boom inatteso e clamoroso del design italiano : in quegli anni la visione della modernità classica, quella della Bauhaus di matrice tedesca e poi americana, venne rivisitata in Italia e in Scandinavia principalmente per dare valore alla produzione di quei paesi e, in una certa misura, per costruire dei ponti tra l'asettico modernismo razionalista e le tradizioni manifatturiere e le categorie estetiche dell'Italia, della Danimarca o della Svezia.

Quello che il Compasso d'Oro ha premiato è stata la capacità di portare il linguaggio del moderno all'interno della produzione nazionale. Questi criteri di valutazione hanno confermata, come nella Bauhaus, la centralità di alcuni settori, il mobile, l'automobile, gli elettrodomestici, a discapito di altri settori del design come la moda, la grafica o la scenografia, per i quali la modernità, intesa come rigore minimalistico, non era la unica soluzione possibile. Nel 2021 e poi nel 2024 ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare a un Museo del Design delle Marche. Ho fatto una lunga premessa sul Compasso d'Oro per spiegare quale è stato sin dal primo momento il mio personale approccio a MADE Museum : integrare e completare quello che la prestigiosa collezione milanese non ha potuto fare. Questa opportunità è stata resa possibile da 2 finanziamenti pubblici, il primo della Regione Marche e il secondo del MUR. Fin dalla sua nascita il MADE Museum (MArche DEsign Museum), nonstante fosse stato promosso dalla Poliarte di Ancona ha coinvolto nei suoi organi di governo i rappresentanti di tutte le Università, le Accademie e le Associazioni professionali presenti sul territorio marchigiano. Sono molto orgoglioso del gruppo di persone che oggi costituisce il Comitato Scientifico che sta costruendo la collezione permanente del MADE. Questo Museo nasce orgogliosamente digitale, nella convinzione che la disseminazione dei contenuti possa avvenire solo con forme e strumenti contemporanei e che ogni risorsa deva essere destinato a questo. Purtroppo, e lo dico con vero rammarico, la raccolta di oggetti fisici, la loro conservazione e messa in mostra in un ambiente fisico comporta dei costi enormi che sono difficilmente giustificabili dalle visite in presenza. Mi auguro che la collezione ed il museo fisico possano vedere la luce ma il momento non è certo ora.

Il progetto a cui stiamo cumulativamente lavorando da un paio di anni è chiaro : il primo passo è quello di selezionare, catalogare e far conoscere i prodotti della industria creativa marchigiana, aziende e progettisti. Sulla definizione di "industria creativa" o ancor più sulla definizione di creatività si è scritto molto e non voglio entrare in questo dibattito. Basti dire che abbiamo deciso di essere molto aperti, includendo settori spesso non rappresentati ma che tuttavia sono, a nostro giudizio, esempi di grande creatività in cui le Marche hanno avuto un ruolo importante. Si pensi alla industria degli strumenti musicali, dalle filarmoniche di Castelfidardo fino alla Korg, alla industria delle calzature o alla comunicazione della industria delle cucine : sono ancora in molti a ricordarsi de "La più amata dagli italiani". Per seguire questa strada abbiamo dovuto dimenticare qualunque presupposto ideologico ed estetico, dando spazio alle innovazioni che maggiormente hanno lasciato il segno nella società e nei consumi degli italiani. In parallelo abbiamo selezionato e riconosciuto il lavoro di alcuni grandi designer che a nostro giudizio non hanno avuto il successo che meritavano contrastando così la pericolosa tendenza a riconoscere valore storico solo a ciò che ha avuto valore economico. Un altro aspetto molto importante per MADE è la relazione con la cultura materiale del territorio. Questo fattore di continuità non è mai stato oggetto di attenzioni specifiche da parte della museografia applicata al design e penso che la ragione risalga sempre a quella idea di modernità a cui ho fatto riferimento parlando del Compasso d'Oro.

L'idea di modernità, di progresso a base industriale e tecnologica, ha l'abitudine di presuppore una rottura, un momento in cui il mondo precedente scompare in maniera conflittuale e il nuovo si afferma. Questa sorta di catarsi è la struttura narrativa tipica del novecento che si applica al mondo del design e, più in generale, della produzione industriale. Quello che abbiamo constatato è che, nelle Marche, questi processi di evoluzione o transizione verso la modernità sono avvenuti senza i drammatici strappi che si sono verificati altrove, anche al netto della drammatizzazione letteraria della storiografia militante degli anno 60 e 70. Credo di poter dire che nelle Marche abbiamo assistito a una crescita armonica, rara e preziosa : per dare corpo a questa tesi abbiamo scelta di costruire una rete di rimandi alla cultura materiale e quindi alla ricchissima rete di Musei aziendali ed etnografici. Anche in questo credo che il ruolo di MADE sia cruciale per dare visibilità a una caratteristica di questo territorio che altrimenti sarebbe passata sotto silenzio.

In conclusione, io penso a MADE Museum come un contenitore nato dal contesto locale in cui viene riconosciuta la pluralità della produzione regionale che, in molti casi, diventa eccellenza nazionale o internazionale. In MADE, il racconto della industria creativa marchigiana comprende forme espressive molto diverse con uguale diritto e dignità. Infine, i criteri di selezione e gestione non sono fondati su un pregiudizio ideologico o su una scuola di pensiero ma esclusivamente sulla capacità di avere avuto un ruolo nell'immaginario collettivo. In qualunque campo della cultura, esiste la necessità di censire gli episodi “alti”, i grandi movimenti di pensiero e le mutazioni della società. Questo è il ruolo del Compasso d'Oro. Esiste però anche una storia “minuta”, una vicenda con una trama più fine, con una voce narrante che viene dal territorio. Questo è il ruolo di MADE Museum in cui, io spero, tutti coloro che studiano nelle Marche, chi ha lavorato nelle straordinarie aziende marchigiane, chi ancora ricorda la “più amata dagli italiani” facilmente si ritroveranno.